giovedì 24 novembre 2016

Tiramisù delle stelle



 
Questo mese la sfida n.61 dell'MTChallenge verte sul Tiramisù, uno tra i più noti ed intriganti dolci italiani.
La ricetta ce la propone Susy May del blog Coscina di Pollo, che ha vinto la sfida del mese scorso.
Una sfida a dir poco allettante, ma - la rima è d'obbligo - la cara Susy l'ha resa alquanto "piccante", visto che gli ingredienti da usare, stavolta, dovevano mescolarsi a scene cinematografiche, e meglio se sexy.
All'inizio, è stato buio totale, poi la mia scelta cinematografica è ricaduta su un film ove si respira l'aria antica della mia nuova terra, la Sicilia.

CIAK, SI GIRA!

Nella Sicilia del 1953, Joe Morelli gira con un autocarro, un tendone e una macchina da presa: si presenta come inviato di una casa cinematografica romana e invita la gente a fare provini per la cifra di 1500 lire, promettendo fama e denaro e dispensando a chiunque lodi e incoraggiamenti su una probabile carriera attoriale. In ogni paese il suo arrivo suscita entusiasmo, senza distinzione di età o censo.
Al richiamo della cinepresa accorrono, tra gli altri, dei banditi che si erano dati alla macchia e un maresciallo dei Carabinieri, che non resiste alla tentazione di farsi riprendere mentre recita un passo della Divina Commedia. Ma sarà proprio lui, dopo alcuni mesi, a smascherare Morelli come ciarlatano e truffatore. Il materiale filmico di cui fa uso è infatti scaduto e inutilizzabile. Oltre all'arresto e al pubblico ludibrio, sulla strada per il carcere, Morelli deve subire anche la vendetta di una famiglia mafiosa, del cui decano aveva finto di riprendere le esequie e la camera ardente.


Con la complicità suo malgrado del maresciallo, che lo "consegna" per alcuni minuti, viene impietosamente pestato e umiliato, davanti agli occhi di Beata, una giovane ragazza, fino a quel momento all'oscuro di tutto, con la quale aveva legato sentimentalmente e che si era innamorata di lui, nella speranza che la portasse lontano dal suo paese.Morelli, dopo avere scontato la pena, si metterà in cerca di lei, fino a trovarla in una casa di cura, traumatizzata irreversibilmente per il colpo subìto. Lei non lo riconosce e sciorina soltanto frasi sconnesse. 
A Morelli non resta che recuperare il suo camion, dove Beata per molto tempo aveva dimorato, e lasciare la Sicilia, ripensando a tutta quella umanità che aveva visto passare nel suo tendone, a quei provini quasi sempre spontanei che sono rimasti impressi uno sull'altro su una stessa vecchia pellicola, ma che
rivivono nitidamente nella sua memoria.

E il sexy? direte...l'ho rimodulato il mio concetto, visto che - cinematograficamente - non adoro il genere.
Non necessariamente tra i logori, moderni erotismi, ma tra quelle polverose strade, tra quei visi di donna che sfidavano l'arretratezza per raggiungere l'eternità, ma - soprattutto - nell'amore tenero e primordiale di Beata, e - infine - nella sua fedele follia, ho respirato sensualità. E, allora, sia reso siculo e tragico il nostro dolce: si usino la sierosa ricotta (di agreste richiamo) unita al mascarpone, la granulosa cioccolata di modica e la croccante granella di mandorle al posto del più lontano cacao, si innaffi tutto con i dolci nettari dell'isola (malvasia, moscato) al posto del caffè.Sì che tutto torni quando, assaporatone il primo cucchiaino, affiori
intatta - malinconica e sexy - l'appena vista pellicola del Maestro Tornatore.

Con questa ricetta partecipo all'Mtchallenge n.61 






TIRAMISÙ DELLE STELLE

Per i savoiardi

110 g farina 00
50 g fecola di patate
125 g zucchero
100 g albume d’uovo
80 g tuorlo d’uovo
25 g miele (di acacia o millefiori)
i semi di 1/2 bacca di vaniglia
zucchero a velo

Separate gli albumi dai tuorli.
Montate gli albumi con le fruste elettriche; quando raddoppiano di volume aggiungete in due o tre volte lo zucchero, sempre montando ed aumentando la velocità. Dopo circa 10-12 minuti saranno montati a neve ferma.
Nel frattempo sbattete i tuorli con il miele, quindi unite questo composto alle chiare montate usando una spatola e con movimenti dal basso verso l’alto.
Unite quindi la farina e la fecola setacciate e i semi della bacca di vaniglia, sempre con lo stesso movimento. Fate pochi movimenti, rapidi ma delicati.
Pre-riscaldate il forno a 180°C.
Riempite un sac-à-poche con bocchetta liscia  da  10-14 mm. Formate dei bastoncini lunghi circa 8 cm su una teglia coperta di carta forno e leggermente imburrata.
Spolverate con lo zucchero a velo, aspettate che sia assorbito e spolverate di nuovo (servirà a far venire la crosticina superficiale). Quando li infornate lo zucchero dovrà essere completamente assorbito.
Cuocete in forno già caldo (e possibilmente statico) per i primi 3 minuti con lo sportello chiuso e poi per altri 4-5 minuti con lo sportello leggermente aperto (basterà incastrare il manico di un cucchiaio di legno nella porta per mantenerla socchiusa).
Sfornate e fate raffreddare completamente prima di rimuoverli dalla teglia, poiché saranno molto morbidi.


Per la granella di mandorle

mandorle sgusciate
acqua corrente

Per spellare le mandorle sgusciate riempite un pentolino abbastanza capiente con dell’acqua e portate a bollore. Togliete il pentolino dal fornello e aggiungete le mandorle, lasciandole soltanto per un paio di minuti. Scolatele e passatele velocemente sotto il getto di acqua fredda. Mettetele su un canovaccio pulito e tamponatele dopodiché spellatele una ad una facendo una leggera pressione nella parte inferiore verso la punta, vedrete che la buccia verrà via in un attimo. Dopo aver spellato tutte le mandorle vi consiglio di farle asciugare bene e dopodiché fatele tostare per qualche minuto in forno a 150° così da esaltare ancor di più il sapore delle mandorle.


Per il tiramisù

 2 tuorli d'uovo
75 g zucchero
150 g di mascarpone
100 g di ricotta vaccina
savoiardi
"Malvasia delle Lipari"
cioccolato di Modica artigianale
granella di mandorle tostate
 
 
 
 
Prendete due tuorli d'uovo e con l'aiuto della planetaria montateli con lo zucchero. Aggiungete il mascarpone e la ricotta setacciata e continuate a girare fino ad ottenere una crema densa e ben omogenea. Riempite il fondo del bicchiere con i savoiardi imbevuti di "Malvasia delle Lipari" e ricoprite con l'aiuto di un sac à poche della crema di mascarpone e ricotta.  Aggiungete pezzettini di cioccolato di Modica artigianale (io ho utilizzato un cioccolato fatto in casa, dalla Sig.ra Vittoria, che me ne fa dono ogni anno).  Continuare con i savoiardi imbevuti, e così via. Finite decorando con la crema, il cioccolato e la granella di mandorle.
 

martedì 25 ottobre 2016

Allegrie di Baccalà





Non avevo certamente programmato che, a distanza di un anno esatto dal mio viaggio a Barcellona e Paesi Baschi, avrei riassaporato i profumi e i colori delle tapas o pintxos.

Ne ho mangiate di tutti i tipi, ovviamente accompagnate dai corposi rossi della regione. 

Oggi, mi ritrovo a partecipare alla sfida MTC lanciata dalla grande e simpaticissima Mai, inizialmente povera di idee - per l'enorme varietà che allora mi aveva sopraffatta -  ma, si sa, il Baccalà è policromo, poliedrico, poliglotta (basti pensare che i portoghese vantano una ricetta per ogni santo giorno dell'anno), dunque il gioco è stato più semplice del previsto.

Il Baccalà, pare, non sia amato da tutti, in ragione della sua consistenza, del  sapore intenso ma che io adoro in tutte le salse.

Per chi, di recente, non sia ritornato nella penisola iberica, vorrei spiegare brevemente.

In tutta la Spagna esiste l’abitudine di prendere l’aperitivo, che, a seconda delle regioni, viene chiamato in una forma diversa, normalmente pinchos nelle zone del Nord e tapas in quelle del Sud. La questione linguistica però risulta abbastanza controversa, persino nella stessa nazione: cosa si intende per montadito? E le più note tapas? E che differenza c’è con il pincho? Proviamo a capirci qualcosa.
Le tapas sono diffusissime tra gli spagnoli ed oramai sono conosciute in tutto il mondo. Il pincho (o pintxo in basco) è invece una rivisitazione moderna, nata appunto nella zona dei Paesi Baschi.
  • la tapa è una mezza porzione da mangiare normalmente seduti, con forchetta e coltello.
  • Il montadito è invece una piccola razione di cibo appoggiata su di una fetta di pane (potrebbe essere considerata una cugina della bruschetta) .
  • Infine il pincho è da assaporare in piedi, al bancone di un bar, e viene normalmente servito con un lungo stuzzicadenti.
Si tratta in ogni caso di piccole quantità di cibo da considerarsi aperitivi o antipasti, anche se l’abitudine di ir de tapas e picar (o picotear) di bar in bar fa sì che il pranzo o la cena a volte non risultino più necessari.



Con queste ricette partecipo all'MTC n. 60












Tapas:

1 pezzettino di baccalà
2 pomodorini ciliegini
1 cipolletta fresca
3 spicchi di patate
3 olive nere
parmigiano
prezzemolo, sale, pepe nero, olio Evo

Tagliate il baccalà, ancora sotto sale, a pezzi e lasciatelo in acqua per tre giorni avendo cura di cambiarla almeno 2 volte al giorno affinché i tranci non risultino ammollati e dissalati.
In una piccola terrina adagiate un pezzettino di baccalà, le patate, i pomodorini, la cipolletta, il prezzemolo, sale - solo sulle patate e il pomodoro (il baccalà è già salato di suo) - pepe, olio e una spolverata di parmigiano grattugiato.
Infornate a 200° per 30 minuti circa.
A metà cottura aggiungete le olive nere.


Montaditos:

Pezzettini di baccalà
3 fettine di pane casereccio tostato
1 cipolla rossa
zucchero di canna
latte
gherigli di noci
menta
sale, pepe, olio Evo

In una casseruola mettete il baccalà già ammollato e dissalato, ricopritelo di latte e fate cuocere.
Nel frattempo prendete una cipolla rossa, affettatela e mettetela a stufare in padella con olio. Se necessario aggiungete acqua. Quando avrà raggiunto la cremosità mettete 2 cucchiaini di zucchero di canna per caramellarla e lasciate cuocere per qualche minuto ancora.
Quando il baccalà sarà cotto, scolatelo, lasciatelo raffreddare e con l'aiuto di una planetaria mantecatelo con l'olio d'oliva versato a filo e un po' di pepe nero.
Componete i crostini adagiando sul pane tostato le cipolle caramellate, il baccalà e guarnite con foglioline di menta e gherigli di noci.





Pinchos:
 
4 pezzettini di baccalà
polenta di legumi
limone verde
olio di arachidi

Asciugate bene i pezzettini di baccalà già ammollato e dissalato, privateli della pelle ed eventuali spine e passateli nella polenta di legumi.
Io ho utilizzato una polenta tipica dell'ennese, fatta con farina di ceci, fave, cicerchie e piselli verdi.
Friggete in olio profondo per rendere questi bocconcini croccanti.
Componete uno spiedino alternato a fettine di limone verde.








venerdì 23 settembre 2016

Gnocchi di patate con ragù di polpo






Mi appassiona la "povertà" del cibo, a terra come a mare. E allora ho chiesto al contadino e al pescatore i loro prodotti più "poveri", l'uno mi ha consegnato un cesto di patate, l'altro una reticella di polpo.
Giammai mi ero avventurata a preparare gli gnocchi; li adoravo alla sorrentina o, in vena di "trasgressione", al gorgonzola, ma l'MTC e la ricetta di Annarita stimola la mia fantasia e decido di preparare un ragù approfittando dei morbidi tentacoli del polpo "arricciato" (alla pugliese, per ammorbidirne i nervi).
Il risultato garantisce l'ambiziosa unione tra terra e mare..la ruvidità di sapore del pescato è mitigata dalla dolcezza delle patate.
Mi avventuro pertanto in questa prova non senza consigliare un calice di vino bianco intenso, armonico e asciutto (per esempio il Castel del Monte Sauvignon).

Con questa ricetta partecipo all'MTC n. 59

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Ingredienti per 4 persone

Per gli gnocchi

600 g di patate bianche
170 g circa di farina 00
sale 
Per il ragù 

1 polpo da 500 g
2 spicchi di aglio
1 peperoncino rosso
vino bianco secco
1 costola di sedano
250 g di passatadi pomodoro 1 ciuffetto di basilico
olio EVO
sale



Lavate le patate e mettetele intere e con la buccia a cuocere in acqua fredda. Appena cotte, sbucciatele e passatele nello schiacciapatate direttamente sulla spianatoia. Allargatele con un tarocco in modo che fuoriesca tutto il vapore, poi salate e iniziate a versare la farina (meno farina si aggiunge e più morbidi risulteranno gli gnocchi).
Impastate e formate una pagnotta. Prendete un pezzetto di impasto e fate un filoncino; tagliatene pezzi di circa 2 cm e passateli con una certa pressione su una forchetta o su una riga gnocchi, in modo che prendano la classica rigatura degli gnocchi.
Non li infarinate troppo, altrimenti risulteranno appiccicosi.



Per il ragù, lavate bene il polpo già pulito con acqua frredda corrente e riducetelo a pezzetti.
In un tegame fate soffriggere l'aglio sbucciato e schiacciato in 3 cucchiai di olio; unite il peperoncino e il polpo. Fate rosolare un po', poi salate e sfumate con mezzo bicchiere di vino bianco. Profumate con il sedano mondato e fatto a rondelle e proseguite la cottura per 5 minuti.
Aggiungete la passata di pomodoro, sale e coprite con il coperchio. Fate cuocere per altri 20 minuti e, a 5 minuti dalla cottura, unite il basilico tritato.


Cuocete gli gnocchi  in acqua salata pochi per volta, scolateli appena vengono a galla e conditeli con il sugo di polpo e servite.

venerdì 24 giugno 2016

MTC n. 58: La pizza





Eccomi qui per la mia prima sfida MTC Challenge. Mi presento mi chiamo Sara Cardascia e vivo a Catania. Da poco ho aperto un blog L'impronta in cucina. Ho conosciuto MTC grazie alla mitica Flavia, in arte Elisa Baker, e lei - come vi consta - è un fiume in piena che trascina tutto e tutti.
Mi ha coivolto per la prima volta, in occasione della presentazione che si è tenuta  a Catania, del libro Torte salate e, nella circostanza, ho conosciuto tante di voi; come dimenticare Alessandra, Eleonora, Mai, Maria Pia e poi Vittoria, Giulietta e Ilaria.
E' stata una bellissima esperienza, c'era tanta gente a quell'inaugurazione, e l'entusiasmo era alle stelle. Così, sempre complice la mia Flavia, ho provato a far richiesta di iscrizione a questa grande famiglia che è MTC. Sono stata accolta, e ne sono onorata, ed eccomi - timorosa e deferente - pronta con la mia prima sfida.
Certo non è stato facile iniziare proprio dalla pizza, ma ci ho provato. Sicuramente non ho fatto un gran lavoro, ma una volta tanto, a casa nostra per la prima volta io e mio marito (che ho fatto ingozzare) abbiamo mangiato delle pizze "vere" (come dico io quando realizzo qualcosa che assomigli a quelle comprate). Spesso ci avevo provato ma senza alcun successo, erano un misto tra la focaccia e il pane. Ma ora che, grazie ad Antonietta Golino, ho le basi per preparare pizze in casa, proverò, riproverò fino a quando sarò soddisfatta.
Grazie a tutti voi.



 Con questa ricetta partecipo all’MTC n.58: LA PIZZA







PIZZA NAPOLETANA AL PIATTO


 
Idratazione 55%
Ingredienti
450 g di farina
250 ml di acqua
12 g di sale
1 cucchiaino da caffè di lievito di birra granulare
Procedimento
 
Impasto dopo 20 minuti di lavorazione

Pesare l’acqua e versarla in una ciotola. Dal totale dell'acqua togliere una tazzina dove scioglierete il sale.
Setacciate la farina e uniteci il lievito di birra. Aggiungete pian piano la farina nella ciotola con l'acqua e amalgamate. Per ultimo unite l'acqua con il sale scioltoe continuate ad amalgamare per 10 minuti fino a raggiungere il “punto di pasta” come da disciplinare.
Ribaltare sul piano da lavoro (io ho lavorato su un piano di marmo) e lavorare 20 minuti fino ad ottenere un impasto non appiccicoso, morbido ed elastico.
A questo punto riporlo in una ciotola, coprire con pellicola e lasciar lievitare per 2 ore.


Panetto dopo la prima lievitazione


Panetti dopo lo staglio e panetti lievitati

Procedere alla staglio a mano come da disciplinare. Io ho ottenuto 3 panetti e li ho riposti su un telo non infarinato, perché essendo un impasto ben incordato, non si attaccherà durante la lievitazione, coprite con un altro telo inumidito (per evitare che la superfice dei panetti si seccasse) e lasciar quindi lievitare per altre 4/6 ore a una temperatura di 25°C (come previsto dal disciplinare).
Riscaldare il forno alla massima temperatura insieme alla teglia che servirà per la cottura. Una volta che i panetti sono lievitati stenderne uno alla volta su un ripiano, stavolta va bene anche il legno, spolverato con farina di semola, senza usare il mattarello ma allargandolo con le mani, dal centro verso il bordo.
Prelevare lo stampo dal forno, trasferirci il disco di pizza, senza oliare, condire e infornare per 5 minuti al ripiano più basso, poi altri 4/5 minuti nel ripiano più alto.



  PIZZA PROSCIUTTO CRUDO E MOZZARELLA


1 disco di impasto di pizza Napoletana al piatto
4 mozzarelline pugliesi
3-4 fette di Prosciutto crudo di Parma
1 filo di olio extra vergine di oliva
Rucola
Sale
Questa pizza va cotta per i primi 5 minuti in “bianco” con un filo d'olio d'oliva e un pizzico di sale nella parte bassa del forno e 4/5 minuti nella parte più alta.
Quando la sfornate e la mettete sul piatto condire con rucola, prosciutto crudo e mozzarella, tutto a crudo e servite.
PIZZA CON RAGUSANO DOP E CIPOLLE DI GIARRATANA CARAMELLATE

1 disco di impasto di pizza Napoletana al piatto
formaggio ragusano dop
cipolle di Giarratana caramellate
gherigli di noci
1 filo di olio extra vergine di oliva
sale e pepe

Questa pizza va cotta per i primi 5 minuti in “bianco” con un filo d'olio d'oliva e un pizzico di sale nella parte più bassa del forno e quando la passerete dal piano più basso a quello più alto, aggiungete il ragusano dop e il pepe.
Quando sfornate la pizza e la mettete sul piatto aggiungete gherigli di noci e servite.
 



lunedì 23 maggio 2016

Orecchiette fatte in casa con le cime di rapa










La follia del meteo consente di indugiare tra ricette oramai invernali; in zona La Reitana (campagne di Acireale, non molto distante dalla mia casetta) scorazzano alcuni lambrettisti - i motorizzati vecchietti (talvolta più giovani di me) - che offrono la frutta e verdura dei loro orti. Durante una di queste escursioni, ho trovato le ultime cime di rapa, quindi voglio riproporre il piatto principe di questa verdura.
Purtroppo in Sicilia, più che cime sono foglie di rapa, ma ci proviamo lo stesso.
Procediamo con la preparazione perché è bella così la follia.






Orecchiette con le cime di rapa

Ingredienti per 2 persone

200 g di semola di grano duro (semolino)
100 ml circa di acqua tiepida
1 Kg di cime di rapa
3 acciughe sotto sale
2 spicchi d'aglio
peperoncino
sale
pepe
pangrattato tostato (facoltativo)

Versate la semola su una spianatoia formando la classica fontana con il buco al centro. Aggiungete l’acqua poco per volta e cominciate ad impastare fino ad ottenere un impasto liscio e morbido. Lasciatelo riposare per 10-15 minuti coperto da una ciotola.
Prendete un pezzetto di impasto e fate un bastoncino; tagliatene un centimetro per volta e schiacciandolo con la punta arrotondara di un coltello, trascinatelo sulla spianatoia in modo che la pasta si curvi assumendo la forma di una conchiglia. A questo punto con il pollice rovesciatela all'indietro per ottenere la vostra orecchietta.
Procedete così fino ad esaurimento dell’impasto. Lasciate esiccare le orecchiette ottenute sulla spianatoia anche per tutta la notte.


Ora procedete con la preparazione delle cime di rapa.
Pulite la verdura dividendo le foglie tenere dalle cimette e lavatele con cura.
Ponete sul fuoco una pentola con acqua salata, unite le foglie (richiedono una cottura più lunga) e solo quando saranno leggermente morbide aggiungete le cime. Scolatele con la schiumarola e lasciate l'acqua di cottura da parte. 
Nel frattempo in una padella versate l'olio e fate soffriggere l'aglio (io lo preferisco a pezzettini ma chi ha problemi con l'aglio può metterlo intero e poi toglierlo), aggiungete peperoncino e i filetti d'acciuga. Fate cuocere fino a quando le acciughe saranno sciolte.
Cuocete le orecchiette nell'acqua usata per la cottura delle verdure, a cottura teminata ma prima di scolarle aggiungete le cime di rapa già cotte, amalgamate bene e scolate il tutto.Versate nella padella la pasta con le cime e far insaporire ben bene. Unite il pepe nero e a piacere del pangrattato tostato a parte e servite. Questa è una variante suggerita da mio marito, che spesso unisce la sua sicilianità alle mie ricette della tradizione pugliese.

Buon appetito!!!

martedì 19 aprile 2016

Calzone di cipolle



Direte...ci pensa adesso? Avevo in mente di celebrare con voi la Pasqua, offrendo in visione - e al palato - questo calzone che, nel mio paese - Rutigliano - va mangiato rigorosamente di Venerdi Santo; ma quest'anno tra mille cose da fare, non sono riuscita a prepararlo in tempo, ma non per questo mi sono arresa....allora di rientro dalle vacanze pasquali mi sono affrettata a comprare le ultime cipolle lunghe, le "sponsali" e, finalmente, ho preparato il calzone di cipolle con la ricetta del mio caro papà, da cui ho avuto tramandato tutta la sua passione per la cucina ma, nonchè la "golosità per le cose buone".


Calzone di cipolle

Ingredienti

Per la sfoglia:
300 gr di farina 0
100 ml circa di olio evo
100 ml circa di vino bianco
1 uovo intero (facoltativo)
1 pizzico di sale

Per il ripieno:
2 kg di cipolle lunghe
2 acciughe salate
4/5 pomodorini
olive in salamoia snocciolate
sale


Setacciate la farina con il sale su una spianatoia  e unite l'uovo e l'olio d'oliva. Lavorate con la punta delle dita e aggiungete man mano il vino bianco fino a completo assorbimento. Impastate velocemente, formate una palla, avvolgetela nella pellicola e fatela riposare in frigo.

Frattanto soffriggete in abbondante olio le cipolle tagliate e mettetele a scolare. Nello stesso olio fate sciogliere le acciughe, unite i pomodorini a pezzetti un po' di sale e le olive snocciolate. Fate insaporire per qualche minuto e aggiungete nuovamente le cipolle soffritte. Fate raffreddare.

A questo punto prendete la pasta e dividetela in due parti e stendete due sfoglie. Ponete la prima in uno stampo, pungetela con i rebbi della forchetta e versatevi tutto il ripieno.

Coprite il tutto con la seconda sfoglia, pungete sempre con i rebbi ed infornate a 180° per mezz'ora fino a quando il calzone sarà ben colorito.

Vi suggerisco di mangiarlo il giorno dopo, è ancora più buono.


 

martedì 12 aprile 2016

Macco di fave leonfortese





Ora che gli agnelli brucano tranquilli, sono state sgusciate le ultime uova - sode e di cioccolata - e smaltita l'abbondanza dolciaria del mio compleanno, ho deciso di assecondare il sano riposo epatico, senza però ricorrere a verdurine e ministroni.

Allora accantono momentaneamente il mio orgoglio pugliese per attingere alla sapiente tradizione di mia suocera, che di cucina leonfortese dieci anni fa mi deliziò e mi rimpinzò.

Oggi vi propongo il Macco di fave leonfortese, senz'altro conosciuto ai più, ma principe incontrastato a Leonforte per la peculiarità di questo legume.



Macco di fave leonfortese

Ingredienti

fave secche sgusciate e ammollate
sale
peperoncino o pepe nero
olio extra vergine d'oliva
finocchietti selvatici


Mettete a cuocere, a fuoco lento, le fave completamente sgusciate, in acqua tiepida. A metà cottura aggiungete i finocchietti selvatici e condite con sale e peperoncino (o pepe nero).
Se non avete a disposizione i finocchietti selvatici andrà bene qualche seme di finocchio.

Quando sono ben cotte, schiacciatele con la forchetta riducendole a "maccu".

A Leonforte si aggiunge il riso bianco cotto a parte e si condisce con il filo d'olio d'oliva.
A me piace proporlo a purea con crostini di pane e olio d'oliva.

Se utilizzate le fave di Leonforte ricordatevi che non hanno bisogno di essere tenute in acqua perché sono "cucivuli".

martedì 5 aprile 2016

Ciambella di cioccolato al Nero d'Avola




Come vi avevo anticipato qui eccovi la ricetta della ciambella di cioccolato al Nero d'Avola.....vi posso assicurare che è buonissima sia per grandi che per piccini. Buona merendina!!!




Ciambella di cioccolato al Nero d'Avola


Ingredienti

100 ml di Nero d'Avola
300 g zucchero a velo
200 g di burro
70 g cacao amaro
160 g farina 00
3 uova
1 bustina di lievito per dolci



In una casseruola versate lo zucchero e il burro e fate sciogliere. Unite il cacao amaro e il nero d'avola e fate cuocere a fuoco moderato fino ad ottenere una crema densa.

Prelevate un bicchiere dal composto e mettetelo da parte.

In una ciotola a parte sbattete le uova e unite poco per volta la farina. Aggiungete la crema di cioccolato e mescolate lentamente e infine il lievito.

Versate in uno stampo imburrato ed infarinato e infornate per 30 minuti a 180°C.*

A cottura ultimata prima di sformare, fare dei piccoli fori e versare parte della crema al cioccolato messa da parte e lasciare riposare coprendo con pellicola.

Prima di servire capovolgete su un piatto da portata e versate sopra la rimanente crema di cioccolato e decorate con granella di zucchero.
 

 Procedimento Cook'in


Versate nel boccale del Cook'in il vino, lo zucchero, il burro a pezzetti e il cacao.
Cuocete per 3" a 50° vel. 4

Dal composto prelevate un bicchiere e mettete da parte.

Unite la farina e le uova e impastate per 1 minuto a vel. 4 e con le lame in movimento aggiungere il lievito per dolci.

Versate in uno stampo imburrato ed infarinato e infornate per 30 minuti a 180°C.

*Procedete come sopra.

lunedì 4 aprile 2016

Sono arrivata!!!

Oggi, ancora stordita dopo una serata caotica trascorsa insieme a tutti i miei più cari amici (ho festeggiato il mio compleanno), ho deciso di aprire un blog, solo perchè Flavia in questo momento mi sta obbligando a farlo. Mah, accontentiamola o almeno ci provo!


La prima ricetta che vi proporrò è Ciambella di cioccolato al Nero d'Avola.